Lumache o escargot?
Alla scoperta
di un piatto
tradizionalmente
italiano. Nel Belpaese,
quasi ogni regione
presentava
fin dal passato,
le sue particolari
celebrazioni con piatti
tradizionali
che avevano le lumache
come ingrediente
principale
di Gianni de’ Silva
Ottobre è mese di grande fervore ed attività nelle campagne,
il mese dell’uva e del tino, della vendemmia,
tema caro a milioni di scolari che, generazione dopo
generazione, si sono trovati a scrivere, in bella grafi a, temi sull’arrivo
dell’autunno e la preparazione del vino.
Le suggestioni evocate dall’odore del mosto, dalla raccolta dell’uva,
dalle pratiche campestri di questa stagione, sono innumerevoli
e hanno costituito la fonte principale di ispirazione per
registi (“Il profumo del mosto selvatico”, per fare un esempio),
pittori e poeti, pensiamo alla celebre “San Martino” del Carducci
che ha reso immortali i versi dedicati alle “vie del borgo
dal ribollir dei tini”, dove “l’aspro odor dei vini” va “l’anime a
rallegrar”.
Passando dalle citazioni e dalle reminescenze del passato ai
tempi nostri, precisiamo che il termine “vendemmia”, riferito
specificamente all’uva da vino (per quella da tavola si parla di “raccolta”) accomuna in sé tre diverse periodizzazioni.
C’è la prima vendemmia, tra agosto e settembre, che riguarda
le uve a maturazione precoce (Pinot o Moscato, ad esempio), la
seconda vendemmia riguarda la stragrande maggioranza delle
uve (si effettua tra settembre ed ottobre), la terza vendemmia,
quella tardiva, in realtà si concentra sulla varietà di Nebbiolo,
svolgendosi a novembre.
Sono lontani i tempi del pestaggio dell’uva con i piedi in ampie tinozze traboccanti di acini succosi, evocati in tanti ritornelli
come la popolare canzone dell’”uva fogarina” ma, anche oggi,
coestistono vendemmie manuali e meccanicizzate.
Ovviamente, la manualità porta con sé aggettivi come la genuinità
del prodotto, sebbene si riscontrino molti problemi nella
realizzazione pratica, specie per la nella ricerca di manodopera
specializzata e per i costi da sostenere. La più diffusa, quindi, è
la raccolta meccanica che consente di raggiungere buoni risultati
in termini di qualità del lavoro, prodotto ottenuto, riduzione
dei costi. Ultimo fattore, non certamente trascurabile, è il funzionamento
notturno dei macchinari che consente una rilevante
velocizzazione della tempistica.
Dopo la raccolta, l’uva viene pigiata e privata dei graspi fino
alla composizione del mosto, che verrà separato dagli altri componenti
per colatura o per schiacciamento. Il liquido viene poi
sottoposto al trattamento di salfitazione, ossia l’aggiunta di anidride solforosa, per controllare lieviti e batteri.
Da questo momento in poi inizia la preparazione dei vari vini che
verranno, successivamente e in diversi periodi a seconda della regione
e del tipo di prodotto, imbottigliati.
Passando ai numeri, o meglio alle previsioni, che in questo periodo
si stanno davvero moltiplicando, vale la pena rassicurare produttori
ed estimatori sulla buona qualità delle uve raccolte, sia sotto il
profilo della resa che delle caratteristiche fitosanitarie. Si prevede
una produzione di vino che si attesterà su valori piuttosto in linea
con quelli dello scorso anno (circa 50 milioni di ettolitri), sebbene
(come afferma la CIA) il cattivo andamento climatico abbia penalizzato
alcune regioni.
Si parla di riduzioni nella produzione sia in
Abruzzo che in Friuli Venezia Giulia, mentre Puglia, Veneto, Emilia
Romagna e Sicilia, nonostante le sostenute difficoltà climatiche
dello scorso anno e qualche inevitabile contrazione,
rimarranno tuttavia leader indiscusse nelle
quantità di uva prodotte.
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