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Geografie del gusto
Da Cuneo…con gusto!
Vini eccellenti, formaggi DOP e il celebre tartufo di Alba…una tappa affascinante ed ammiccante che viene da un Piemonte tutto da mangiare.

Ancora in Piemonte, ancora per un mese, ancora per una monografia…il mese è, ovviamente, quello di aprile, in un tripudio di colori, profumi, scenari straordinari che ammiccano alla primavera ed alla bontà.
Siamo in provincia di Cuneo, terra di montagne e di sapori buoni e genuini che sanno di tradizione, di passato e presente che si coniugano, in modo delizioso. Anche in questa tappa del nostro viaggio, vogliamo partire dai distillati che hanno nelle erbe di montagna il loro asso nella manica. In questa provincia sono molti i LIQUORI a base DI ERBE ALPINE: Amaro Dragonet, Amaro Chiot, Genzianella, Elisir di Genziana ed Erbe Alpine, Achillea Moscata, Centerbe, per fare solo alcuni nomi. La loro produzione è nota fin dall’inizio del secolo scorso e le metodologie sono rimaste pressoché inalterate. Le piante ed i fiori scelti vengono raccolti e selezionati, per poi essere messi in infusione alcolica e lavorati per essere imbottigliati, rigorosamente, in vetro. Come fine pasto e digestivo, ma anche per altri scopi…terapeutici, infatti, questi liquori risultano, spesso e volentieri, un vero toccasana.

PANCALIERI PIEMONTE

Altro non è che l’olio essenziale greggio di Menta Piperita nera (la famosa “Black Mint” degli Inglesi). Incolore o giallino pallido, l’olio di menta piperita ha un aroma forte e penetrante e offre una sensazione di freschezza, con un retrogusto leggermente amarognolo. Per questo prodotto è stata avanzata la richiesta del marchio DOP.
Le zone in cui la produzione è più diffusa si trovano lungo il Po e i suoi affluenti, tra i distretti provinciali di Torino e di Cuneo.

BALE D’ASO

Un nome che è quasi un mistero per i non piemontesi, ma il sapore mette d’accordo tutti, indipendentemente dalla regione. Si tratta, difatti, di un ottimo insaccato che, un tempo, aveva forma sferoidale, da qui il nome, che nasce e si produce a Monastero Vasco. Composto da trippa di vacca o vitellone, viene cucito a mano a formare una specie di tasca il cui peso va dal mezzo chilo al chilo e mezzo. L’impasto è formato dal 30% di carne bovina, 20% di carne d’asino e 50% di carne e grasso di suino. Se viene acquistato fresco, necessita di bollitura per almeno due ore. Può essere venduto sia intero che a fette.

'L MLON

Restiamo in tema di insaccati con questo prodotto di suino, caratterizzato dal colore scuro, dall’aspetto asciutto e dalla consistenza compatta. L’aromatizzazione avviene con l’ottimo Barbera piemontese o con la grappa, mentre, per la preparazione, si usano carne tritata magra e grassa, specie del guanciale, e diverse spezie: cannella, chiodi di garofano, noce moscata…con l’aggiunta di sale e pepe. Il nome viene dalla forma che ricorda quella del melone. La realizzazione avviene specialmente nelle zone del Saluzzese, Saviglianese, Cervignasco, Monasterolo di Savigliano.

CHIOCCIOLE DI BORGO SAN DALMAZZO

Note anche come “lumache di montagna”, appartengono alla specie Helix pomatia alpina e sono più grosse di quelle delle altre specie. Le lumache del cuneense vengono messe in recinti di allevamento e sottoposte ad un’opera di ingentilimento delle carni in vista della vendita tardo-autunnale nella fase di opercolatura della conchiglia.

RANE DELLE RISAIE PIEMONTESI

Non è Cuneo, ma Vercelli la zona più dedita, in Piemonte, alla coltivazione del riso. Le risaie producono, com’è ben noto, ecosistemi particolari, che hanno favorito la presenza di rane che venivano, poi, catturate per essere mangiate. Le rane piemontesi sono una vera ricchezza per la gastronomia locale, conoscono diverse applicazioni culinarie, per gli amanti del genere. La maggior parte degli allevamenti, oggi, si trova nel cuneense e torinese.

FORMAGGI

Passiamo, ora, alle ricchissime produzioni di formaggio prodotte nella splendida provincia di Cuneo, sui monti e nelle valli, partendo dal BOVES, prodotto a base di latte di vacca intero, crudo che, d’estate, viene miscelato a latte di capra o di pecora. Una volta preparato, si presenta alto circa cinque centimetri, con un diametro di 13/15 centimetri. La crosta si manifesta solo nel prodotto stagionato, che ha colore giallognolo e consistenza dura. Il cuore di questo formaggio è morbido e cremoso, con lievi occhiature che coprono tutte le sfumature del bianco fino al giallo. Il nome di questa specialità viene dal comune in cui si è diffusa, Boves per l’appunto, ma la zona di produzione si estende anche nelle zone limitrofe, come Limone e Chiusa Pesio. Da veri intenditori è il BRA, prodotto nell’omonimo comune e protetto dal marchio DOP. Nel passato, visto il suo minor prezzo e la maggiore reperibilità, era grandemente in uso presso i genovesi, in sostituzione del pecorino sardo, per la preparazione del pesto. E’ prodotto in due versioni, “tenero” e “duro”.
Altro prodotto caseario da gustare è il GIODA di Mondovì che va consumato fresco o di media stagionatura ed è caratterizzato da un ottimo profumo di panna e latte, con vago sentore di nocciole. La crosta è molto sottile, cremosa, la forma circolare, l’occhiatura quasi completamente assente. La stagionatura dura almeno 20 giorni (rivoltando il formaggio una volta al giorno) e si può prolungare fino a due mesi. Passiamo al NOSTRALE D’ALPE, un formaggio grasso in tipologia fresca e stagionata che ha forma cilindrica e pesa fino ad otto chili. Quando è fresco, presenta solo una lieve crosta giallina, stagionato, invece, si dota di una crosta spessa, granulosa e scura. Viene prodotto principalmente, come si desume dal nome stesso, nelle zone montane. Interessante già nella denominazione, ma ottima al gusto, è la PAGLIERINA, formaggio molle, grasso, ad acidità naturale e maturazione rapida. Il nome deriva probabilmente dal fatto che, nel passato, era reso piccante e rustico dalla conservazione fra la paglia, che ne lasciava impronta sulla crosta. Nei formaggi freschi, la paglierina ha un interno burroso, di colore tendente al bianco, quando è matura, invece, presenta pasta compatta che si scioglie in bocca e colore giallino. Una particolarità sta nell’evoluzione della crosta dal giallo al nocciola, senza macchie o con venature, dovute alle muffe bianche che derivano dalla maggiore o minore maturazione del formaggio. Che dire della ROBIOLA D’ALBA? Ovviamente, il principale territorio di produzione comprende l’omonima città piemontese, ma se ne attesta la presenza a cavallo tra le province di Asti, Cuneo e Torino. Sono le peculiarità a rendere questo formaggio, grasso e morbido, un vero godimento per il palato. Il nome viene dal colore rossiccio della crosta, quando il prodotto è più maturo. L’aspetto è cilindrico, la materia prima di preparazione è il latte di vacca, la pasta è vellutata e di colore biancastro. Altro formaggio del paniere delle terre di Cuneo è il Murazzano, DOP dalla forte personalità, prodotto nei 43 comuni della Comunità Montana Alta Langa e in alcune terre del Monregalese e del Cebano. I tratti distintivi sono il sapore, fine nella tipologia fresca e tendente al piccante in quella stagionata. E’ considerato ottimo in unione col miele. Passiamo al TUMA DI BOSSOLASCO, “tomette” di colore variabile dal bianco, quando è fresca, al giallo paglierino, quando è stagionata. Si produce con latte intero di vacca misto a piccole quantità di latte di pecora, la stagionatura dura poco, da 5 a 15 giorni. La crosta è edibile, viene venduto in pezzi ”leggeri”, tra 250 e 350 grammi. Ancora formaggi a Cuneo (ma la produzione è veramente infinita) con il SOLA, formaggio fresco prodotto nella parte meridionale della provincia, specialmente nella zona di Ormea, a base di latte di pecora e di capra miscelato con quantità variabili di latte di vacca. Il nome deriva dal particolare aspetto assunto dalle forme alla maturazione che ricorda la suola delle scarpe. Viene confezionato in forme rotonde o quadrate, del peso che va da 1 a 4 chilogrammi. Questa delizia del casaro ha pasta morbida e grassa ed è priva di crosta all’esterno. La consistenza è maggiore con la stagionatura, che conferisce anche una buona fragranza a base di erbe e fiori di montagna. Un prodotto caseario conosciuto fin dal XV secolo è il RASCHERA, protetto dal marchio Dop e prodotto in nove comuni del Monregalese. La pasta ha colore bianco avorio e presenta piccole occhiature diffuse. Nelle forme più fresche il sapore è delicato, in quello stagionato è intenso, tendente al piccante. Che cosa vi suggerisce il nome TESTUN? Vi sveliamo un segreto: anche in questo caso si tratta di un derivato del latte, fatto nella zona meridionale della provincia di Cuneo, con eccellenti proprietà organolettiche. Di forma cilindrica e peso che va dai 5 ai 7 chili, può avere sapore dolce, se poco maturo, diventa via via più piccante con la stagionatura. In quest’ultimo caso, si manifesta anche una crosta esterna rugosa di colore giallo, tendente a scurirsi. Il periodo di stagionatura varia da un minimo di quattro mesi fino ad un anno, mentre il periodo principale di produzione si sviluppa in primavera e all’inizio dell’estate, da marzo a luglio. Il formaggio con la storia più antica, in provincia di Cuneo, è il CASTELMAGNO, fregiato del marchio DOP, la cui zona di produzione comprende appena tre comuni e che è conosciuto fin dal Medioevo. Anzi, se ne attesta la presenza anche alla corte dei papi durante la cattività avignonese. Il sapore è intenso e viene ritenuto uno dei migliori al mondo. La sua pasta ha colore bianco perlaceo e struttura friabile, se poco stagionato. A stagionatura completa assume struttura compatta e venature blu verdastre. Concludiamo questa lunga ed appetitosa carrellata in nome del latte e del formaggio con il TOMINO DEL BOT: pasta molle, bianca, assenza di crosta, stagionatura di 15 giorni almeno (30 per prepararlo alla grattugia)…queste le peculiarità principali. La produzione è limitata quasi esclusivamente alla Bassa Valle Varaita.

SALAME CUNEO

Si conoscono due tipologie di questo golosissimo prodotto: le rose e le rosette, diverse per pezzatura e stagionatura. Per la preparazione degli insaccati si utilizzano tagli di carne e grasso di prima scelta, il rapporto carne magra/grassa deve essere 100/40 ed il budello utilizzato per insaccare deve essere naturale. L’impasto viene condito con droghe e spezie e vini.
L’asciugatura e la stagionatura variano da 20 a 40 giorni.

VINI

Le Langhe, il Roero, il Doglianese, il Monregalese, il Saluzzese fregiano la provincia di Cuneo del titolo di capitale del vino con una produzione di grandissima qualità, comprovata dall’alto numero di etichette DOC e DOCG.
Nomi come il Barolo e il Barbaresco rappresentano, da sempre, uno dei migliori biglietti da visita dell’enogastronomia italiana nel mondo. Ma non devono dimenticarsi le altre ottime produzioni imbottigliate da queste parti: il Nebbiolo, il Dolcetto, il Moscato.

TARTUFO DI ALBA

Il nostro piccolo compendio delle bontà della provincia di Cuneo lascia il “dulcis in fundo”, come saggezza impone. In questo caso, il posto d’onore spetta alla ricchezza più grande delle Langhe e del Monregalese, il tartufo bianco, protagonista dell’antica fiera che, in ottobre, vede giungere ad Alba visitatori e degustatori da tutto il mondo.
Condimento per svariati piatti della migliore cucina, il tartufo bianco d’Alba raggiunge spesso quotazioni che fanno girare la testa!


 


Anno 3
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