LATINA
E RIETI… ALLA SCOPERTA DEL GUSTO
Ottimi formaggi nell’agro pontino, legumi e porchetta
nella Sabina del celebre olio, sono solo alcune delle eccellenze
alimentari delle due province laziali protagoniste della geografia
del gusto di febbraio.
In
questo secondo numero dell’anno 2006 continuiamo il nostro
viaggio della bontà nei capoluoghi e nei piccoli centri del
Lazio, stavolta abbinando due province diverse ma, ugualmente, ben
“fornite”: la giovanissima Latina e l’antica Rieti.
LATINA
Partiamo proprio con le specialità della città fortemente
voluta da Mussolini, che ha mutuato tradizioni dalle località
vicine ma sa vantare prelibatezze originali.
CACIORICOTTA FRESCA (LENOLESE)
E’ nota anche come “Lenolese” in onore al comune
che la produce maggiormente.
Gli ingredienti di base sono il latte di capra (30%), quello di
pecora (30-40%), quello di mucca (20%) e il pregiato latte di bufala
(15%). La forma è tipicamente “a fuscella”, il
peso può variare dai 3,5 kg. fino al mezzo chilo. E’
un prodotto da consumarsi fresco che non conosce mezze stagioni,
né processi di stagionatura.
PROSCIUTTO DI BASSIANO
Non è difficile desumere che questo prodotto sia nato a Bassiano,
un borgo della provincia di Latina circondato da robuste mura che
contribuiscono ad originare condizioni climatiche particolarmente
adatta ad una corretta stagionatura. A distinguere questo insaccato
dagli altri è l’aggiunta di una salsa a base di vino
bianco, aglio e pepe, il prosciutto che poi continua a stagionare
per un anno almeno acquisisce, così, un sapore inconfondibile.
Ogni anno, l’ultima domenica di luglio, la città di
Bassiano dedica una sagra al suo prodotto più noto.
CACIOTTA DI VACCA (PIZZA DI CACIO)
Non esistono testimonianze orali di quest’antica ricetta,
ma oralmente è nota ai
più bravi casari della tradizione: si usa il solo latte vaccino
posto nella “callaretta”, un recipiente di stagno, e
scaldato sul fuoco a legna. Dopo l’aggiunta di caglio di vitello
e la rottura della cagliata, il prodotto viene pressato nella cascina
(cioè la fasciera di legno), salato e messo a stagionare
nelle cantine contadine, per un periodo variabile da uno a tre mesi.
SCACIONE
Formaggio fresco, non richiede stagionatura, che deriva dal latte
vaccino. La forma è simile a quella della caciotta, il colore
bianco e il peso si aggira attorno ad un chilo e mezzo. E’
ottimo nelle insalate, impanato e fritto o cotto al forno.
FIOR DI LATTE LAZIALE
Uno dei prodotti caseari più presente sulle tavole italiane
è, indubbiamente, il fior di latte che, nell’agro pontino,
vanta un’atavica tradizione.
Note a tutti sono le caratteristiche di questo formaggio fresco
a pasta filata molle, con un peso che giunge fino al mezzo chilo.
Da consumarsi fresco, non presenta crosta e deriva dalla trasformazione
del latte non pastorizzato. La forma è, generalmente, tondeggiante
ma anche oblunga con testina o a nodino
o a treccia. Ottimo in cottura come condimento per pizze e prelibati
piatti al forno.
CACIOTTA DI BUFALA PONTINA
Viene prodotta in tutta la provincia di Latina, ma si è estesa
anche nel romano e nel frusinate. Questo formaggio deriva dal solo
latte bufalino e può essere a pasta molle o dura, a seconda
della stagionatura. Il colore varia dal bianco, per il prodotto
meno stagionato, circa quattro mesi, al giallino, per il formaggio
che stagiona fino a sette mesi. Per lo stesso fenomeno muta anche
il sapore che, da dolce, diventa via via più piccante. La
pezzatura in provincia di Latina si aggira sui 200/300 grammi, ma
può arrivare fino ad 8 chili per le forme prodotte in provincia
di Roma.
RIETI
Ci spostiamo, poi, a Rieti, terra di specialità da gustare
e di tradizioni antiche che serbano intatti i sapori di una volta.
Partiamo proprio da un alimento noto in tutto il mondo, la porchetta
di Poggio Bustone e Selci, presente in molte manifestazioni e nelle
specialità di ristoranti di tutto il mondo, dal quartiere
newyorkese di Little Italy a Toronto, fino alle nazioni della mitteleuropa
e ai cugini di Francia. Per quest’ottimo prodotto è
iniziato il percorso di ottenimento del marchio IGP, in seguito
alla costituzione del consorzio “La Porchetta di Poggio Bustone”,
che già compare nell’elenco dei prodotti tipici laziali.
Questa specialità si produce dal maiale, ha forma cilindrica
e colore ambrato, il sapore è piccante. Per realizzarla si
usano utilizzano maiali di peso vivo di circa 60-70 kg, disossati
e conditi con sale,pepe, aglio ed erbe aromatiche, specie il rosmarino.
La cottura avviene in forno a legna.
APoggio Bustone da cinquant’anni si tiene la “Sagra
della Porchetta”, anche nel
comune di Selci si tiene una sagra omonima che ha già festeggiato
il suo 40esimo compleanno.
CAPRINO STAGIONATO (CON O SENZA ERBE)
Un formaggio molto gettonato in provincia di Rieti è il caprino,
che annovera due diverse forme, cilindrica e piramidale. Si presenta
avvolto in una foglia di confezione di legno, il perso varia da
125 a 500 grammi. La patria di questo formaggio a crosta fiorita,
con presenza di muffe naturali di colore verdognolo-bluette, è
Monopoli Sabino, qui la produzione si effettua a partire dal mese
di febbraio e fino a novembre. La pasta, all’interno, è
chiara e morbida, il gusto tende all’aspro e se ne conoscono
versioni alle erbe, con l’aggiunta di spezie, di timo o di
origano.
FIORE DI CAMPO
Viene dal latte ovino appena munto, in modo che non si perda l’aroma
delle erbe e dei fiori del pascolo. Una caratteristica particolare
nella lavorazione è la rottura della cagliata, effettuata
assieme alla cottura per conferire maggiore elasticità alla
pasta. E’ poi previsto un periodo di stagionatura da effettuarsi,
preferibilmente, in cantina.
RICOTTA DI CAPRA SABINA
E’ un formaggio cremoso da consumarsi fresco che deriva siero
del latte di capra delle razze Alpina e Saanen, il colore è
bianco candido, il sapore dolce. Viene venduto in fuscelle del peso
di un chilo e mezzo. Il periodo privilegiato per la produzione va
da febbraio ad ottobre, in particolar modo a Monopoli Sabino.
I FAGIOLI DI BORBONA
Passiamo, quindi, ai legumi, primi tra tutti gli ottimi fagioli
coltivati a Borbona. Si tratta di borlotti che vantano eccezionali
proprietà organolettiche: la buccia è sottile e impercettibile,
il sapore, dolce, ricorda il gusto delle castagne.
CASTAGNA REATINA
Nel sottobosco sabino si raccolgono anche ottimi marroni, i più
celebri sono quelli di Antrodoco, unici per il loro sapore intenso
e tendente al dolce. L’equilibrio delle castagne di Antrodoco
deriva dai boschi secolari della zona, qui è nata una vera
e propria tradizione culinaria dedicata ai marroni, che si possono
gustare in tutti i modi: arrosto, lessi, nel gelato…In questa
provincia,la
tradizione della castagna è vantata anche dalla varietà
“Rossa del Cicolano” (per entrambe le produzioni c’è
stato il riconoscimento del marchio IGP col nome di “castagna
reatina”) che ha forma tondeggiante, al cui apice si può
trovare la presenza di tomento (la peluria tipica del frutto) e
presenta, generalmente, una forma convessa di colore più
chiaro del pericarpo (la parte del frutto che circonda i semi).
Il frutto è bianco e croccante, dal sapore delicato e dolce.
AMATRICIANO
Chi l’ha detto che l’antico comune di Amatrice sia famoso,
gastronomicamente,
solo per gli spaghetti all’amatriciana? Da queste parti, infatti,
si conosce anche
un ottimo formaggio, l’Amatriciano, per l’appunto, fatto
con latte bovino da razza frisona. Questo prodotto caseario ha forma
tondeggiante, crosta giallo chiara e sottile. All’interno
presenta pasta gialla, con occhiatura naturale, e non conosce periodo
di stagionatura. La fase di produzione va dalla primavera all’estate
e si estende anche al vicino comune di Leonessa.
PATATA DI LEONESSA
E proprio di Leonessa parliamo per annoverare, nel già ricco
elenco di tipicità sabine, un prodotto gustosissimo quale
la patata, che qui conosce una delle migliori varietà, con
colore giallo, buccia liscia e tuberi corposi. Ottima nelle insalate,
cotta al forno, lessa, in compagnia di carne in umido, per la preparazione
di gnocchi e pizze…la patata di Leonessa è la vera
regina della cucina di questi luoghi.
LENTICCHIA DI RASCINO
Nell’agro di Rascino, ad oltre 1.200 metri d’altitudine,
ci si dedica alla coltivazione, accurata e rigorosamente naturale,
delle lenticchie. La zona è nota anche per l’ottimo
frumento ed orzo, ma è la leguminosa a dare fama alle coltivazioni
del luogo. Spesso le lenticchie vengono raccolte a mano e la loro
fama viene celebrata anche in una speciale sagra loro dedicata che
si tiene a Fiamignano, la seconda domenica di agosto.
PANZANELLA
Un piatto tipico della cucina sabina, a base di pane casereccio
raffermo, spruzzato con aceto, olio d’oliva, sale e pepe.
In tempi più recenti, alla semplicità di questo piatto
si sono aggiunti altri ingredienti:, aglio, acciughe sotto sale,
pomodoro, basilico, cetrioli, peperoni e … altro ancora.
PIZZA RENTORTA CON LA SALSICCIA
Altra ricetta dei luoghi è la pizza rentorta, una sfoglia
sottile a base di uova, farina salsiccia che viene arrotolata e
avvolta a mo’ di serpente, da qui l’attributo dialettale
di “rentorta”. Viene cotta sotto la brace o in forno
e va assolutamente mangiata calda.
FARRO
Il farro è un cereale molto antico, diffuso in tutto il mondo.
Basti pensare che la polenta a base di farro, era un alimento principale
nell’alimentazione degli antichi romani e che lo stesso termine
“farina” deriva proprio da questo cereale.
Nel medioevo era usato per produrre birra e foraggio per cavalli,
ma ancora oggi trova molta applicazione in cucina. La terra più
consona al farro è la Sabina, ma se ne ritrovano coltivazioni
anche nel resto del Lazio e in Umbria. Qui il cereale viene usato
per ottime minestre, per creare sapienti cocktail di salse e in
unione con olive, erbe ed olio di oliva.
PECORINO DEL PASTORE
Ancora un formaggio, prodotto con latte ovino in tutte le province
laziali ma molto diffuso a Rieti. La forma è tonda, il peso
variabile tra uno e cinque chilogrammi. La pasta è bianca,
compatta, può presentare una lieve occhiatura con lacrima
dell’olio. La stagionatura varia da quattro a cinque mesi
e conferisce il particolare sapore, dolce e forte al tempo stesso.
EXTRAVERGINE DELLA SABINA
Concludiamo il nostro excursus in Sabina con l’ottimo olio
extravergine d’oliva, DOP dal 1995, la cui produzione, però,
già negli anni Cinquanta costituiva la principale fonte di
reddito agricolo. Le procedure produttive e l’imbottigliamento
del prodotto sono regolamentate in una zona comprendente 44 comuni,
tra i monti Sabini e il fiume Tevere. Caratteristiche di questo
olio sono il colore, giallo oro con sfumature verdognole nelle produzioni
“più giovani”, il profumo è fruttato,
il sapore fruttato e vellutato, dolce, amaro solo negli oli freschissimi.
Ottimo a crudo, come condimento e sulle insalate, si presta anche
alla cottura in piatti ottimi, sotto il punto di vista del gusto,
organolettico e nelle proprietà nutritive.
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