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Il barolo di Silvio Pellico
Un vino e la storia grazie al centocinquantesimo anniversario dalla morte del patriota risorgimentale.

di Alfredo Zavanone


Nella storica sede di Palazzo Barolo a Torino, per ricordare il secolo e mezzo dalla morte di Silvio Pellico, che era stato accolto dalla Marchesa di Barolo.
Nel castello della famiglia Falletti, proprio a Barolo (Cuneo), per iniziativa di Roberta Viarengo, è stata dedicata una giornata di studio al “Re dei vini, il vino dei re”, con la presentazione di una bottiglia “vestita” di una speciale etichetta che, certamente, passerà alla storia.
All’incontro, svoltosi qualche tempo fa, sono intervenuti l’assessore regionale all’agricoltura, Ugo Cavallera,l’assessore regionale all’artigianato, Giovanni Lavatore, il consigliere dell’opera Barolo, Marco Monatti, il Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo, Luigi Cabutto ed il docente universitario Aldo Mola.

“Siamo orgogliosi ed onorati di ricordare Silvio Pellico con questa manifestazione”, ha sottolineato l’assessore Cavallera, “che ci aiuta a riscoprire gli uomini e le cose che fanno parte della nostra storia”.
Silvio Pellico era stato ospite della Marchesa Falletti di Barolo nel cuore delle Langhe, dopo la reclusione decennale nel carcere dello Spielberg, di cui resta testimonianza nel celeberrimo “Le mie prigioni”.

Ricordando Silvio Pellico, l’assessore Cavallera ha precisato: “I nostri grandi vini hanno profonde radici nel mito e nella storia e, più di ogni altro, il Barolo, il cui nome si lega all’epopea del Risorgimento, ai Savoia, all’Unità d’Italia, diventando uno dei simboli del Piemonte unitario.

La spinta produttiva per la promozione del Barolo ed estenderne la produzione anche al territorio di la Morra e Serralunga d’Alba era venuta proprio dalla Marchesa Giulia Falletti di Barolo. La sua lungimiranza ha consentito di valorizzare l’enologia delle Langhe tanto che gli storici hanno definito il vino DOCG di questi luoghi “vino dei re”.
L’etichetta storica dedicata alla commemorazione di Pellico, realizzata da Roberto Viarengo, è stata assai apprezzata dai collezionisti.

 


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