L’economia che siamo obbligati
a vedere in maniera “globale”, frutto del gran fenomeno
di globalizzazione in atto, ci costringe a cambiare, con una certa
sollecitudine, le scelte e le strategie di marketing adottate, con
specifico riferimento alle produzioni enogastronomiche.
Negli anni scorsi, abbiamo assistito ad una metamorfosi che conduceva
verso una realizzazione industriale dei prodotti della terra.
L’industrializzazione ha fatto lievitare prezzi e quantitativi
ma, tenendo a mente il discorso di Gianmarco Moratti durante la
manifestazione “Squisito” tenutasi a San Patrignano,
è venuto a mancare un “quid” che non attiene
all’industria, bensì alla famiglia: il famoso “focolare
domestico”, luogo d’aggregazione per tutti i componenti
del nucleo familiare.
La “grande corsa” ha condotto a sfide non sempre attuabili,
essendo venuta meno la qualità nella produzione e, di contro,
per l’ingresso nei mercati di Paesi che presentano costi di
manodopera vicini allo zero, con i quali non è possibile
competere.
Facendo ancora riferimento all’intervento di Gianmarco Moratti,
mentre l’industrializzazione ha potuto “decollocalizzare”
la sua produzione, restando nel grande business dell’economia
mondiale, l’agricoltura è stata costretta, finalmente
in modo positivo, a tornare alle proprie origini, riscoprendo quel
tradizionale focolare che simboleggia quanto le produzioni enogastronomiche
debbano il loro successo alla cultura peculiare del territorio cui
sono legate.
Per questo motivo, l’identificazione col territorio di appartenenza
permette la realizzazione di prodotti unici…a prova di macchinette
fotografiche giapponesi.
L’editore
Daniele Circiello
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