Quaderni Alimentari N. 1
“Il Tartufo”
Di Giuliano Manzi (Storico della cucina)
Per
curiosità e conoscenza, si è voluta preparare una
rubrica che si interessi, tra curiosità, folklore e realtà
produttiva, di vari generi alimentari, alfine di documentare tra
il sacro ed il profano i valori nutritivi di alimenti di cui si
parla spesso, o saltuariamente, ma non sempre con dovizia di particolari.
Iniziamo la nostra escursione tra i prodotti, presentando sua maestà
il TARTUFO.
Il Tartufo, conosciuto da tempo immemorabile, fu valorizzato dai
romani nel tardo periodo latino, con il nome di terrae tufer in
(Latino classico Tuber) quale significato di “tubero di terra”.
Fungo sotterraneo appartenente alla classe Ascomiceti della famiglia
delle Tuberacee, nasce nei boschi, soprattutto di querce e castagni,
crescendo in simbiosi microrizica tra le radici di tali alberi,
ne esistono alcuni esemplari non commestibili denominati (falsi
tartufi), gli altri, commestibili, si dividono in Bianchi e Neri
di più o meno pregio.
Il tartufo bianco è il più pregiato, in particolare
il TUBER MAGNATUM, detto Tartufo d’Alba o Biancone, specialità
del territorio Piemontese e di alcune zone a Sud della Francia,
altro Tartufo di pregio è il Tuber Borchii, chiamato comunemente
Bianchetto che cresce in alta e centro Italia chiamato tartufo di
Acqualagna.
Tra i Tartufi neri, il più pregiato è il Tuber Melanosperum,
denominato anche Tartufo di Norcia o del Périgord, si trova
nell’Italia centrale e del nord, in Francia centrale e nel
Baden.
Il tartufo è un tubero che nasce spontaneo e quasi sempre
nella stessa zona, viene raccolto tramite esperti accompagnati da
cani addestrati a tale ricerca, in passato venivano utilizzati anche
i maiali ma l’accompagnatore doveva essere più rapido
del maiale a prendere il tubero, in quanto il maiale essendo ingordo
di tale elemento, scavando il terreno lo raggiungeva rapidamente
e lo mangiava.
Ovviamente esistono altri tipi di tartufi di minor pregio denominati
Scorzoni che vengono per lo più adoperati per fare salse
e come aromatizzanti per olii e liquori.
La differenza sostanziale tra il Tartufo e i Funghi è quella
della durata, in quanto il Tartufo si può conservare a lungo
con piccoli accorgimenti:
“sotto sabbia, crusca o segatura, riso, essiccato o sott’olio.
Il Tartufo, data la rarità e la tipologia dell’uso,
ha un costo commerciale molto elevato, ha caratteristiche alimentari
di comprimario in alcuni particolari piatti, (Ravioli, Fettuccine,
Uova, Frittate, Carne alla brace).
Il valore calorico, per 100 grammi di parte edibile, è circa
30 Calorie.
Per curiosità ed informazione la composizione chimica del
Tartufo è formata da:
Acqua g. 92,80
Proteine g. 6
Lipidi g. 0,50
Glicidi g. 0,70
Fibre g. 9.40
Calcio mg. 24
Fosforo mg. 62
Ferro mg 3.50
Vit.B1 mg. 0,05
Vit.B2 mg. 0,09
Vit.PP mg.2
Vit.C mg. 1
La composizione chimica media è stata calcolata su 100 grammi
di prodotto di tartufo nero, della specie “Tuber Melanosporum”
N.B. I dati tecnici riportati, non essendo attinenti ad un articolo
di natura meramente scientifica, riguardano esami non aggiornati,
riportati soltanto per dare una conoscenza d’insieme della
composizione del prodotto trattato. |