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Un buon vino nasce da una sana vinificazione

Per ottenere un buon vino è indispensabile che avvenga una corretta vinificazione.
Per vinificazione s’intende la fermentazione alcolica del mosto, effettuata in tini aperti. La fermentazione a sua volta, consiste in una spontanea trasformazione chimica del glucosio, il quale si scinde in alcool ed anidride carbonica; quest'ultima, via via che si produce, conferisce al mosto un vivace movimento, come se bollisse e per questo detta “fermentazione tumultuosa”. A questa che può durare anche 15 giorni, segue la fermentazione lenta, durante la quale vengono trasformati gli zuccheri residui. Al termine dei processi di fermentazione e con il sopraggiungere dei mesi freddi, il volume del vino nei recipienti di conservazione cala sensibilmente. Ciò è dovuto all'abbassamento della temperatura dell'ambiente e del vino, all'evaporazione, all'assorbimento di liquido da parte del legno dei recipienti, alla formazione di depositi sul fondo. Questo vuoto può essere molto dannoso, perciò si ricorre alle colmature, ossia a delle aggiunte di vino dello stesso tipo che mantenengono il recipiente ben pieno.

Le vinificazioni in vino rosso, bianco e rosato
Differenze tra bianchi e rossi

Per ottenere una sana vinificazione in vino rosso, bianco e rosato è necessario seguire scrupolosamente alcune procedure tecniche. Innanzitutto è necessario, prima di mettere il mosto nei tini di fermentazione, eseguire la cosiddetta schiumatura, che libera il mosto dalle impurità solide. Il riposo del mosto dura da 12 a 24 ore.
Per impedire l'inizio della fermentazione si tratta il mosto con anidride solforosa (solfitazione). La ragione per cui nelle zone più calde è assai difficile ottenere vini bianchi profumati è data da una fermentazione regolata lenta a bassa temperatura che aumenta la finezza del vino e ne conserva la fragranza. La trasformazione totale degli zuccheri dà un vino secco; la fermentazione incompleta (arrestata prima della scomparsa degli zuccheri) dà un vino più o meno rotondo. Con una fermentazione parziale dei mosti si possono preparare i cosiddetti filtrati dolci: in Romagna sono noti e giustamente famosi quelli del Lughese-Ravennate. Le uve vanno pigiate e diraspate, e quindi collocate in recipienti di fermentazione, nei quali sostano per alcune ore a contatto con le vinacce, così da prenderne in parte il colore (la tecnica migliore). Per la vinificazione, molto utilizzati sono i tini nei quali il mosto circola automaticamente a causa della corrente che si instaura al suo interno, dovuta alla leggerezza del liquido idroalcolico che si forma. La vinificazione ha una durata che molto dipende dalla qualità del vino e dal clima in cui si opera. Un clima caldo, infatti, accelera la fermentazione alcolica provocata dai lieviti presenti nella buccia delle uve; variazioni nella fermentazione vengono provocate aggiungendo al mosto particolari lieviti selezionati in modo da far sviluppare alle uve in lavorazione il loro bouquet e il gusto caratteristici.

Vinificazione in vino rosso
Si ha vinificazione in rosso quando si fa fermentare il mosto insieme con le vinacce (i vini rossi infatti si ottengono per macerazione). Durante la fermentazione in rosso si forma il cappello, cioè l'insieme delle bucce e dei graspi che si raccolgono in superficie, per cui sono necessarie follature, cioè rimescolamenti che evitano l'acetificazione del cappello e favoriscono l'arieggiamento del mosto.

Vinificazione in vino bianco
Se il mosto viene separato da bucce e graspi, per cui si fa fermentare il solo succo, si ha la vinificazione in bianco o senza macerazione (si può addirittura ottenere vino bianco da uve nere).
Nella vinificazione in bianco non sono necessarie follature e l'arieggiamento si ottiene insufflando aria nel tino. Né sono necessarie se la fermentazione viene fatta a cappello sommerso entro tini in cui un diaframma a fori tiene immerso il cappello e un sistema di rimontaggio pompa il mosto dal basso per portarlo alla superficie.

Vinificazione in vino rosato
I vini rosati si ottengono da uve rosse parzialmente vinificate in bianco e non da una mescolanza di vini bianchi e rossi (vietata dalla legge). Naturalmente non tutte le uve rosse sono indicate per la produzione di vini rosati: le più adatte sono quelle poco colorate, non acerbe né troppo zuccherine, a buccia non tannica. Un buon rosato infatti deve possedere la sapidità di un vino bianco e la compostezza di un vino rosso. In ogni caso i rosati hanno in comune la caratteristica che non vanno invecchiati, perché il colore assumerebbe sfumature giallognole e il sapore diventerebbe marsalato. In Romagna per le ricchezza delle sue uve sangiovese si producono alcuni rosati.

Come servire un buon vino

I Bicchieri
Ad ogni vino il suo bicchiere: non è soltanto un antico motto, ma “il bicchiere” è proprio lo strumento più adatto a sviscerare le caratteristiche olfattive che tipicizzano un determinato prodotto. Deve essere sempre di cristallo liscio, incolore, trasparente e (salvo quelli per l’acqua e per alcuni distillati) munito di gambo e piedistallo. Dopodiché si può passare ad una scelta più oculata: flute per lo spumante secco; bicchiere slanciato per i bianchi, i rossi giovani e i novelli; tulipano svasato per i vini bianchi aromatici e per i rosati; forma grande e panciuta per i rossi austeri e invecchiati; coppa per gli spumanti dolci; tulipano piccolo per i passiti e i liquorosi.
Naturalmente, dato l’interesse odierno per il vino, e di rimando il mercato che si è venuto a creare anche intorno ai bicchieri, molte aziende propongono diverse variazioni sul tema: ecco allora che la forma tonda e panciuta cresce di volume, se pure il vino aumenta d’invecchiamento e di gradazione alcolica. O magari che la flute per lo spumante potrebbe anche essere un po’ più ampia del normale, qualora volessimo utilizzarla per champagne millesimati di alto rango. Comunque, o l’uno o l’altro, un bel bicchiere su una tavola imbandita fa sempre una gran figura.

La temperatura dei vini a tavola
Il vino va servito alla giusta temperatura. Il prodotto servito a temperatura piuttosto bassa ad esempio, tende a sprigionare profumi provenienti dall’uva e sentori di fruttato; viceversa, un graduale riscaldamento tende a privilegiare l’esaltazione dei profumi più complessi. Non finisce qui: perché in un vino freddo il sapore dolce risulta meno accentuato, mentre viene messo in evidenza il sapore amaro. L’acidità, altro elemento caratterizzante di un vino, non subisce variazioni, ma in genere una bevanda acida è più gradita se servita fresca. Quindi: spumanti secchi, bianchi leggeri e rosati andranno serviti intorno ai 10-12°C; livello che tenderà a salire leggermente per i vini bianchi strutturati e passati in legno, per i vini novelli e per i rossi giovani. I vini rossi importanti, invece, necessitano di 16-18°C, per mitigare il senso di allappamento dato dalla grande quantità di tannino. La temperatura scenderà nuovamente al momento del dessert, quando sia per gli spumanti dolci che per passiti e liquorosi torneremo ai 10-12°C di partenza, al fine di mitigare l’eventuale stucchevolezza data dal residuo zuccherino.

La cantina ideale
Un pensiero costante per tutti gli appassionati di vino è quello della cantina, per poter conservare in casa (o nei pressi) le proprie bottiglie migliori. Ma è facile poter disporre di un ambiente adeguato che possa permettere un ottimale invecchiamento del vino: è necessario avere un ambiente buio, lontano da vibrazioni e da rumori di qualsivoglia natura (nonché da alimenti e sostanze odorose), dalla temperatura costante tutto l’anno, tra i 10° e i 15°C, e con umidità compresa tra il 60 e il 70%. Questi ultimi elementi sono fondamentali: il caldo invecchia e ossida il vino, ed inoltre tende nel tempo ad essiccare il tappo: inconveniente causato anche da un ambiente troppo asciutto. È inoltre indispensabile tenere le bottiglie coricate orizzontalmente, così da mantenere sempre lubrificato ed elastico il sughero e da impedire la formazione del sentore di tappo.

Oscar Qualità/Prezzo
Non devono superare un costo di otto euro i vini pregiati che vogliono entrare a far parte degli Oscar Quallità/Prezzo. Presso la “Città del Gusto” di Roma, sono stati presentati i vini premiati con l’Oscar Qualità/Prezzo dall“Almanacco del Berebene 2004” edito dal Gambero Rosso. L’evento permetteva di degustare i vini delle varie aziende che hanno ottenuto l’importante riconoscimento che premia l’impegno di produrre vini di qualità ad un prezzo accessibile. All’ingresso si veniva forniti di un bicchiere adatto alla degustazione e di un depliant con elencati tutti i produttori presenti all’evento (più di 200), divisi per regione e distinti da numeri che corrispondevano alle varie postazioni dove si poteva provare il vino indicato. La degustazione di cotanta varietà di vini sicuramente avrà messo a dura prova i sensi di tutti i presenti, ma di sicuro lo sforzo di dare voce a chi unisce una buona qualità ad un prezzo non esorbitante, in un momento in cui l’amore per il vino abbraccia un numero sempre maggiore di italiani, non può far altro che bene al settore.

Introduzione all'abbinamento cibo-vino
L’affascinante e infinito tema dell’abbinamento tra cibi e vini, ci costringerà per forza di cose a tornare più volte sull’argomento, data la vastità dei motivi e la diversissima tipologia degli alimenti e delle preparazioni culinarie. Se si vuole poi analizzare le tradizioni, gli insegnamenti, le usanze e i costumi più consolidati nel tempo, che hanno contribuito a forgiare e codificare stilemi edonistici ed organolettici sicuramente gustosissimi, l’orizzonte degli abbinamanti culinari si amplia. Non ultimo, inoltre, l’elemento che poi è forse quello che più conta per un approccio gaudente alla materia è il gusto personale, che alla fin fine è l’aspetto che maggiormente determina l’operare di determinati connubi. Scegliere ed abbinare il piatto che si preferisce col vino che più si ama è proverbialmente la cosa migliore da farsi: l’importante è essere pienamente consapevoli di come si deve procedere, avere relativa cognizione di causa e non essere consumatori passivi delle meraviglie enogastronomiche che arriveranno sul nostro desco. L’associazione, l’analogia, il contrasto, la psicologia, l’assonanza, la similitudine, la struttura, gli aromi, il dolce, il salato, l’acido, l’amaro, il piccante, lo speziato, il grasso, l’untuosità, la succulenza. Sviscereremo ogni voce, una ad una, già pregustando gli esiti migliori della futura applicazione sul campo.

 


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