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Le imprenditrici Agricole in Italia
Progetti per l’imprenditorialità femminile e nuovi strumenti per le donne manager

Il contatto con la natura, la migliore qualità della vita nei piccoli centri e i rapporti interpersonali sono solo alcuni dei motivi che spingono alcune donne a scegliere l’agricoltura.
In Italia infatti, un’impresa agricola su tre è condotta da donne. Secondo uno studio promosso dal Cnel, nell’agricoltura italiana durante gli ultimi dieci anni è aumentata la presenza delle donne ai vertici delle imprese dell’1,7 per cento. La Coldiretti ci informa che nove imprenditrici agricole su 10 preferiscono lavorare in campagna anziché in città, in quanto dichiarano di aver scelto la loro attività “per vera passione” nel 75 per cento dei casi. Le aziende a conduzione diretta, nel contempo sono cresciute, mentre sono in calo le società di capitali.
Viene registrata poi una grande attenzione al sociale: quasi la metà delle imprenditrici agricole sono impegnate in attività di volontariato, assistenza anziani, sindacale e politica. Queste attività si aggiungono all'impegno nella conduzione aziendale e nella famiglia. L'identikit delle imprenditrici agricole presenta un universo femminile professionalmente preparato, attento alle innovazioni e informaticamente aggiornato. Il tutto è favorito dalla migliore qualità della vita nei piccoli centri dove l'ambiente è più sano, i rapporti personali più duraturi anche se non mancano problemi relativi a carenze di infrastrutture e servizi. Se in Italia un'azienda agricola su tre è condotta da una donna come è emerso dall'ultimo censimento, questo dato testimonia il cambiamento sociale importante che demanda alla donna sempre maggiori responsabilità e ruoli gestionali nell'imprenditoria. Il trend risulta particolarmente positivo, soprattutto se comparato con il resto del panorama europeo: dai dati della Commissione dell’Unione Europea emerge che una azienda su cinque in Europa è condotta da donne, mentre in Italia, come detto, una su tre. Ma in generale la presenza di donne nel settore primario risulta sempre più importante e non solo in termini di quantità. Basti pensare che un recente studio della Banca mondiale sottolinea che se le donne avessero opportunità di accesso all’educazione pari a quelle degli uomini, la produzione agricola del pianeta aumenterebbe di una quota compresa tra il 7 e il 22%.
Ritornando al mondo agricolo italiano, le tematiche dell’imprenditoria femminile rivestono dunque un ruolo sempre più importante nel contesto socio-economico nazionale e nella crescita delle realtà agricole regionali. L’impresa agricola è sempre più rosa e le donne imprenditrici si organizzano, imparano a crescere insieme all’interno e con il sostegno delle organizzazioni professionali e di categoria perché la strada da fare per affermare il ruolo delle donne e del loro modo di fare impresa è ancora lunga e piena di difficoltà. Ed infatti, il lavoro femminile in agricoltura, soprattutto quello indipendente e segnatamente imprenditoriale, è fortemente condizionato da una lunga tradizione maschile e dagli aspetti socio-culturali che purtroppo determinano ancora i rapporti parentali all’interno della famiglia titolare della conduzione aziendale. Questi aspetti, che potrebbero essere considerati non più attuali, rimangono invece presenti nel mondo rurale dove, peraltro, risultano aggravati dal mancato superamento di alcuni pregiudizi, che ancora rendono difficile riconoscere un ruolo imprenditoriale alla componente femminile della famiglia. Di conseguenza anche la rappresentanza delle donne all’interno degli organismi di tutela e rappresentanza della categoria è piuttosto marginale, anche se alcune organizzazioni, come Confagricoltura, vedono una confortante e crescente presenza di imprenditrici nelle fila dei loro organismi direttivi sia a livello nazionale che territoriale. Anche l’associazione giovanile di Confagricoltura (ANGA) ha portato avanti progetti specifici per migliorare le conoscenze manageriali delle giovani imprenditrici, anche al fine di favorire il loro accesso alle cariche istituzionali nelle organizzazioni di categoria. Per tutte queste ragioni proprio in questi mesi si sta sviluppando una nuova e importante collaborazione tra le donne che fanno impresa: Confagricoltura e Aidda (Associazione Imprenditrici Donne e Dirigenti di Azienda) hanno promosso un programma di attività comuni a sostegno dello sviluppo dell’imprenditoria femminile. Le due organizzazioni stanno lavorando, in particolare, alla costruzione del “Progetto verde/rosa”, sulla base di un protocollo d’intesa nazionale siglato il 3 dicembre scorso dal Presidente Bocchini e dalla Presidente Wanda Pandoli Ferrero a Palermo in occasione del convegno “Agricoltura e impresa: le donne a confronto”. La collaborazione intrapresa intende favorire la creazione di un tessuto di idee, studi, progetti, azioni ed eventi allo scopo di sostenere lo sviluppo e la crescita culturale dell’imprenditoria femminile in agricoltura. Il progetto ha anche l’obiettivo di fornire alle donne imprenditrici agricole quegli strumenti di base in termini di conoscenza, di competenza e di capacità che permettano loro di qualificarsi come dirigenti in grado di rappresentare i propri interessi negli organismi dirigenziali, all’interno delle organizzazioni di rappresentanza e di superare le eventuali barriere alla loro crescita. Per rispecchiare maggiormente le diverse peculiarità territoriali e focalizzare meglio questa azione, il progetto impegna la Confederazione a promuovere la costituzione di Coordinamenti regionali di imprenditoria femminile presso le Federazioni regionali della Confagricoltura e l’AIDDA a indirizzare le proprie associate ad operare attivamente con la Confagricoltura. E’ prevista altresì la possibilità di sottoscrivere protocolli tra le due organizzazioni a livello periferico. Già firmato quello siciliano a Palermo. A Verona, invece, nel corso del workshop “Donne e agricoltura: l’impresa del futuro” promosso da Confagricoltura il 7 marzo 2003 (in occasione della Fiera Agricola) sono stati firmati quello del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, alla presenza della dott.ssa Maria Caterina Bulgarella, membro della Giunta esecutiva di Confagricoltura e della dott.ssa Margherita Carta Veller, vice presidente di AIDDA. Insomma, il mondo dell’imprenditoria agricola dichiara di voler puntare di più sulle capacità organizzative e imprenditoriali tipiche delle donne, attraverso la positiva collaborazione tra Confagricoltura e AIDDA, valorizzando le specifiche competenze. A tal fine le due organizzazioni si ripromettono di confrontarsi – attraverso specifiche iniziative – con le istituzioni competenti ed in particolare con il Ministro per le pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, con quello dell’Agricoltura, Giovanni Alemanno e con quello delle Attività Produttive, Antonio Marzano. Da un recente studio della Banca mondiale risulta che se le donne avessero opportunità di accesso all’educazione all’agricoltura pari a quelle degli uomini, la produzione agricola del pianeta aumenterebbe di una quota compresa tra il 7 e il 22%.

“Progetto verde/rosa”
Promosso da Confagricoltura e Associazione Imprenditrici Donne e Dirigenti di Azienda, il progetto favorisce la creazione di un tessuto di idee, studi, azioni ed eventi allo scopo di sostenere lo sviluppo e la crescita culturale dell’imprenditoria femminile in agricoltura. Si pone inoltre l’obiettivo di fornire alle donne imprenditrici agricole quegli strumenti di base in termini di conoscenza, di competenza e di capacità che permettano loro di qualificarsi come dirigenti in grado di rappresentare i propri interessi negli organismi dirigenziali, all’interno delle organizzazioni di rappresentanza e di superare le eventuali barriere alla loro crescita.


Imprenditrici Agricole: L’esempio di Sibilla e di tre sorelle valdaostine

"I primi anni sono stati duri ma grazie all'aiuto di mio marito, che ha un lavoro fisso, e al sostegno dell'intera famiglia dove anche i bambini sono coinvolti nelle attività che occupano parecchie ore al giorno, l’azienda è cresciuta e oggi cominciano ad arrivare le soddisfazioni". È accaduto così a Sibilla Mastrangelo (relatrice del convegno "Matriarcato e Montagna" organizzato dal Centro di Ecologia Alpina a Viozze del Monte Bondone), quando andava a chiedere l'iscrizione ai Coltivatori Diretti: dato che era incinta della prima figlia le dicevano che non avrebbe potuto fare certi lavori (come se in passato le donne in montagna e in campagna non avessero lavorato fino al giorno prima di partorire).
Sibilla Mastrangelo, 35 anni, invece ce l'ha fatta, a fare tre figli di 8, 6 e 4 anni e a gestire un allevamento di circa una settantina di capi tra ovi-caprini, con annessi tre cavalli, un asino e tanti coniglietti. Il suo è un interessante esempio di rivisitazione di un lavoro antico, gestito con mentalità moderna e intraprendente e le tecnologie moderne (impianto di mungitura, impianto di essiccazione del foraggio prodotto in azienda) sono state abbinate all'uso di materiali tradizionali (pietra e legno nelle costruzioni, alimentazione del bestiame con fieno e granturco prodotto senza pesticidi o sostanze chimiche di sintesi). L'azienda agricola Dosila, situata a Lasino in provincia di Trento, ai piedi del Monte Bondone, produce latte di capra, prodotti artigianali (pantofole, cappelli, gilet) in feltro ottenuto dalla lana di pecora lavata, cardata e lavorata con acqua calda e sapone neutro, secondo un'antica tradizione. L'attività presto si amplierà: si sta costruendo un caseificio e un agriturismo. "Le capre - mi spiega - hanno latte da gennaio, quando partoriscono, ad agosto e dal prossimo gennaio inizierà la lavorazione del latte per fare formaggi di capra freschi e stagionati. Inoltre fin dall'inizio avevo pensato di abbinare il turismo all'attività agricola". Sibilla non ha una tradizione di casara alle spalle, ma ha partecipato a corsi organizzati dalla provincia autonoma di Trento, da cui ha ricevuto anche qualche incentivo per l'attività. "Sono rappresentante per il settore delle attività agricole nel Patto Territoriale del Monte Bondone, un organismo creato dal Comune di Trento per rivitalizzare l'area del Monte Bondone, non più competitivo come centro di sport invernali, coinvolgendo attività di diverso tipo".
Tra le altre il fatto che l'azienda sia visitata da molte scuole per assistere alla lavorazione della lana e alla mungitura. Sibilla, che ha cominciato questo lavoro, considerandolo quasi un hobby si sente oggi ampiamente ripagata delle fatiche non indifferenti che deve aver sostenuto.
Dall'altra parte dell'arco alpino, un altro esempio di imprenditoria al femminile: l'azienda agricola Les Cretes a Oyace in Valpelline (Valle d'Aosta), gestita da tre sorelle, Elena, Luisella e Nadia Favre. La prima svolge le mansioni di casara, la seconda si occupa del pascolo e l'ultima dei problemi igienici. L'azienda produce fontina e fromadzo, formaggi dop, con il latte di 140 bovine che da fine maggio a metà ottobre pascolano negli alpeggi dell'incontaminata Valpelline. I formaggi si ottengono con un antico procedimento di cagliatura e cottura del latte, seguiti dalla maturazione nelle cantine dell'alpeggio. In questa fase le forme vengono salate e pulite manualmente in superficie. Quando sono pronte vengono trasferite nel magazzino di fondo valle per un'ulteriore maturazione. La qualità del prodotto è garantita dal consorzio di tutela del marchio "fontina". Un'antica attività, riproposta, anche qui, con tutta l'energia del femminile.
E in caso di maternità?
Previdenza per maternità anche alle imprenditrici agricole.
Come sono tutelate le donne in maternità che lavorano in campagna? Legittimo il trattamento previdenziale di maternità per le imprenditrici agricole. E’ la legge n. 546 del 29 dicembre 1987, quella che regola, e ha regolato fino a oggi, la materia delle indennità di maternità per le lavoratrici autonome. Tale forma di tutela della madre che lavora, fu disposta originariamente (1950) a solo favore delle lavoratrici subordinate, poi rivista nel 1971 e progressivamente estesa anche al lavoro autonomo. Tuttavia la legge 546/1987 escludeva - nel senso della manifesta contemplazione, nei suoi articoli 1 e 3 - le imprenditrici agricole a titolo principale dal trattamento previdenziale di maternità. Le ragioni per cui questa esclusione sia stata possibile, nonostante la previsione del medesimo trattamento a beneficio di categorie affini, come quella delle coltivatrici dirette, delle colone o delle mezzadre, sono oggi più difficili da spiegare. Sta di fatto che il legislatore ha già dato dimostrazione di voler considerare in modo omogeneo l’intera qualificazione del lavoro autonomo, attraverso l’estensione dell’assicurazione per invalidità e vecchiaia a tutto questo settore lavorativo. Per di più, la mancata introduzione nella normativa vigente di una tale disciplina a garanzia del sussidio nella fase di maternità non tanto rivelerebbe una palese disparità di regolamentazione di casi assolutamente assimilabili, quanto darebbe adito a situazioni di effettiva pericolosità. Il rischio deriverebbe dall’aver disatteso il contenuto dell’articolo 32 della Costituzione, cioé dal non aver predisposto, anche per la categoria delle imprenditrici agricole, le provvidenze più opportune alla "tutela della salute della madre e del bambino, specialmente nelle fasi più delicate della gravidanza e del puerperio". La pronuncia della Consulta, che, con la dichiarazione d’incostituzionalità degli articoli 1 e 3 della Legge 546/1987, tende a sollecitare il legislatore perché inserisca le imprenditrici agricole nel novero dei benefici di maternità riservati al settore del lavoro autonomo, si dispone in un processo di attuazione della nostra carta statutaria al lume della ragionevolezza e della completezza dell’ordinamento giuridico.

 


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